Recensione

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Lo spettacolo

“Antigone”, opera nella quale si concentrano in modo evidente le spigolosità del pensiero alfieriano, contrappone in modo mirabile le necessità della ragion di stato a quelle della logica umana, il sentimento è calpestato, utilizzato, soffocato, al servizio delle necessità di Tebe e strumentalmente utilizzato dal tiranno. In quest’opera il concetto di “tirannide” così caro all’Alfieri, assume contorni definiti. Il Re Creonte è mosso da una fredda logica di tutela dello stato e dalla necessità di mantenere saldo il potere, non solo per sé stesso ma anche nella prospettiva della futura leadership del figlio, sono questi gli obbiettivi eminenti più di quelli di odio e disprezzo nei confronti della famiglia di Antigone che lo rendono crudele.


La regia dello spettacolo, il ruolo di Creonte e la direzione artistica è affidata all’attore/regista Marco Viecca, membro a vita dell’Actor’s Center of Rome, costola europea dell’Actor’s Studio americano, che tra le altre esperienze teatrali, cinematografiche, registiche e didattiche è stato coprotagonista nel 2000 dell’ edizione del “Divorzio” di Vittorio Alfieri per la regia di Ugo Gregoretti, nella parte del Conte Ciuffini e insegnante senior lecturer di “tecniche teatrali” nel 2012 presso l’Università statale KUG di Graz Austria.

Antigone è l’attrice/cantante Daniela Placci che si occupa da anni di teatro di prosa, teatro musicale, live di musica swing, jazz e blues. Vincitrice di numerosi premi e festival, è stata eletta “miglior voce dell’Emilia Romagna”. In campo teatrale si è dedicata ad autori dell’area austro-tedesca quali ad esempio Jura Soyfer, Crhistoph Hein, Werner Schwab, Arthur Schnitzler, lavorando con registi quali Tobias Sosinka, Nico Dietrich, Marco Viecca; si è occupata di varie pubblicazioni internazionali quali “Die Lebendigkeit Jura Soyfers”, pubblicato dall’istituto INST di Vienna (allegato al libro il DVD con la performance di Daniela Placci), “Jura Soyfer Teatro1, Teatro 2” edito da Morlacchi Perugia, di cui ha curato la lirica delle canzoni, “Il Poeta della Vienna Rossa”, sempre di Morlacchi (allegato al libro il DVD con la performance di Daniela Placci).

Come annunciato in occasione del succitato evento “Vittorio Alfieri e l’Attore”, e in linea con gli obbiettivi della Fondazione Gabriele Accomazzo per il Teatro, sono inseriti nell’allestimento due giovani artisti nei ruoli di Emone e Argia.

La progettazione e creazione delle scenografie, così come il disegno luci, sono affidati allo scenografo Claudio Zucca, storico collaboratore del grande Eugenio Guglielminetti, attivissimo in campo teatrale, operistico, museale e cinematografico, che cura anche la veste grafica e il materiale divulgativo.

I costumi sono curati dalla costumista/stilista canadese Jane Ernest, attiva nel campo del teatro e della moda, laureata presso l’Istituto di Design di New York. 

Le musiche sono curate dal produttore Alessandro Manassero, titolare degli studi Wamajo.

A livello tecnico ci si avvale di un primario service attivo sul territorio astigiano ma di caratura nazionale, il team Elettraservice, che garantisce una ottima conoscenza del Teatro Alfieri (parco luci, puntamenti ecc…) e delle strutture cittadine di Asti.


Note di regia

Ho immaginato una Tebe post industriale o post atomica, dal cielo plumbeo e rosso dei bagliori del fuoco. Mi interessa immaginare ciò che c’è fuori dalla reggia di Creonte, immaginare i risultati del suo arido modo di governare, attento a difendere i suoi confini, a creare leggi ad hoc per mantenere il potere “dando l’esempio”, di fatto riconducendo la sua politica ad uno stato del terrore. Il modo di pensare al “bene della città” di Creonte, a questo drogato concetto di ragion di stato, capace soprattutto di cristallizzare la vita sociale ed evolutiva della stessa, trascinando Tebe in un’ipotetica crisi economica, ecologica, culturale, di fatto distruggendola e consegnandola a scenari che ricordano mondi alla Mad Max, mi ricorda molto quello che sta accadendo oggi o che (siamo nel campo dell’immaginazione, o almeno spero) potrebbe succedere al nostro mondo, dove i potenti sono attenti solo al dato economico, inteso come mantenimento del proprio status, incapaci di attivare politiche di crescita e sviluppo.

Antigone, rea di avere seppellito il fratello, in questo scenario assume il ruolo di scomodo personaggio da piegare e forse da uccidere, lei, caduta in disgrazia, ma figlia di Re, forse più degna dello stesso Creonte di regnare su Tebe, non si piegherà, non accetterà di diventare strumento nelle mani del tiranno, anzi! rinuncerà persino all’amore corrisposto di Emone, figlio di Creonte, pur di non accettare nulla che possa venire dal Re oppressore. Antigone la reietta, la malaccolta, ma colei che ha diritti umani, famigliari e di appartenenza a quello stesso consorzio cittadino di Tebe, si lascia morire.

Creonte pensa allo splendore della sua città e all’eredità di potere e ricchezza che lascerà a suo figlio ma Emone si uccide per aver perduto Antigone, il trono del tiranno si trasforma in una sedia a rotelle, mentre su Tebe cade una pioggia acida di fuoco e  metano. 

Marco Viecca


Trama e Testo integrale

antigone_trama_con_antefatto.pdf
antigone_testo_integrale.pdf

 

Foto dello spettacolo

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